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Sbordoni: Canoni, questione non risolta

Per l'Avvocato, il Consiglio di Stato non ha affrontato la questione del ribaltamento dei costi di servizio "Adesso occorre vedere come i Monopoli interpreteranno il parere (verrebbe da dire l'interpretazione dell'interpretazione – NdR) che hanno chiesto".

L'avv. Stefano Sbordoni, esperto di gaming e docente presso l'Università della Tuscia, commenta così il parere che il Consiglio di Stato ha reso sui canoni chiesti dai concessionari alla rete.

Un parere che non sembra risolvere in maniera definitiva la questione: "La prima cosa che noto" spiega ancora Sbordoni a Agicos "è che il Consiglio di Stato sembra essere andato oltre. Ho trattato diffusamente la questione della natura delle concessioni di gioco, e nutro dei dubbi anche sulla risposta che il Consiglio di Stato ha dato al primo quesito. Non comprendo poi la disquisizione sulla normativa dettata dal Trattato dell'Unione Europea, e sulla giurisprudenza della Corte di Giustizia. Di certo la norma comunitaria è rilevante, ma ancor più pregnante è la normativa europea in materia di appalti".

L'individuazione della natura giuridica del rapporto è fondamentale, perché da essa "possono discendere delle considerazioni consapevoli sui rapporti tra concessionari e terzi. In altre parole, la regolazione stretta del rapporto coi terzi dovrebbe evitare il rischio di un'alterazione del soggetto destinatario del rapporto di concessione. Infatti il parere del Consiglio di Stato non sembra aver risolto la questione del possibile 'ribaltamento dei costi di servizio' a carico di eventuali terzi". Un parere che lascia molti dubbi, e che fa credere che il Consiglio di Stato abbia voluto dare solo delle indicazioni di massima, per poi lasciare che sia il TAR (o in secondo grado lo stesso Consiglio di Stato, però in sede giurisdizionale) a pronunciarsi sul singolo caso concreto. "L'impressione è certo che il Consiglio di Stato non si sia voluto esprimere in maniera totale su una questione così ampia che riguarda situazioni differenti: i contratti che firmano i gestori di corner di scommesse sono diversi da quelli delle ricevitorie del SuperEnalotto, e cosi via. Tuttavia" conclude Sbordoni, "se l'intenzione fosse quella di rimandare la risoluzione di casi specifici in sede giudiziale sulla questione, indice di difficoltà interpretativa, allora sarebbe il caso di rivedere proprio la norma".

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