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Gli ultimi 365 giorni del sistema concessorio

Com’è noto il tanto atteso TESTO UNICO sui giochi, le cui bozze tutti gli addetti ai lavori oramai possono citare a memoria, per ora non vedrà luce. Il Consiglio dei Ministri negli ultimi giorni della scorsa settimana ha infatti deciso che la riforma del catasto e il settore dei giochi meritano ulteriori analisi e quindi non possono essere oggetto dei provvedimenti che il legislatore con l’art. 14 (parlando del settore dei giochi) della legge c.d. delega fiscale aveva comunque incaricato al governo di emanare. Al di là della violazione di legge in cui sembrerebbe essere incorso il nostro esecutivo, ci si chiede cosa accadrà adesso.

Tutto l’apparato tecnico-normativo dei giochi era fermo in attesa della pubblicazione del decreto che avrebbe dovuto attuare il menzionato art. 14. Così la gara bingo, annullata lo scorso ottobre dalla pronuncia del Tar Lazio, non è ancora stata indetta perché in attesa delle indicazioni del decreto attuativo della delega fiscale. Chissà, invece, se diverso destino avra l’altra gara, meno “chiacchierata” ma molto più importante, quella del Lotto, dove gli impegni economici richiesti ai candidati sono assolutamente rilevanti ai fini del bilancio erariale. Il testo unico dei giochi avrebbe poi dovuto dare il via alla radicale riforma dei decreti ministeriali delle singole tipologie di gioco. Le scommesse ippiche e quelle sportive sono regolamentate da provvedimenti oramai datati, che non soddisfano sotto alcun profilo nè le richieste del mercato nè quelle del consumatore, soggetto esigente e sempre più informato.

Se gli operatori sono schiacciati dalla concorrenza, senz’alcun dubbio sleale da parte dei CTD/CED, è perché sono INGESSATI da norme vetuste che non danno la possibilità di rendere i propri prodotti altrettanto allettanti e competitivi come quelli offerti dagli altri operatori che, privi di licenza e dei relativi vincoli, operano sul territorio italiano. E l’operazione “sanatoria” della Stabilità 2015 ha un qualche senso proprio se l’equiparazione avviene sia in una direzione, quella amministrativo fiscale (CTD >Stato) che in quella commerciale (Stato>CTD), anche per non rischiare di rendere vana la tanto attesa applicazione dell’articolo 1 della legge di stabilità. E’ necessario, infatti, che gli addetti ai lavori si rendano conto che se tutti gli operatori (legali, paralegali ed illegali) avessero le stesse regole, non ci sarebbero motivi per non partecipare a gare pubbliche, dove le condizioni devono essere quelle di accesso ad un mercato che premia il bravo imprenditore e non il più spregiudicato.

Quindi nel bando che verrà (si ricorda – a chi non lo sapesse o lo avesse dimenticato – che tra circa 365 giorni scadranno tutte le concessioni terrestri ippiche e sportive ed in parte le prime storiche concessioni on line) ci dovranno essere poche regole uguali per tutti, che non creino nel nuovo modello concessorio del 2016 altre discrasie pericolose, di cui abbiamo visto gli effetti,   che creano soltanto nocumento ad un mercato sano come quello del gioco pubblico. In questo scenario non poteva mancare l’ennesima sorpresa.

Anche tra le Commissioni Tributarie, che sembravano non riconoscere le pretese dei ricorrenti CTD ora sta spuntando qualche (sporadico) mutato orientamento. La CTP di Latina, modificando il precedente orientamento, con la sentenza n. 393/05/2015 ha annullato l’avviso emesso contro il CTD: il Collegio, ha rilevato che “l’accettazione della scommessa fa capo alla società proponente” estera, mentre “il CTD in realtà non svolge attività di carattere decisionale limitandosi a mettere a disposizione dello scommettitore i termini della proposta in attuazione del contratto aleatorio della scommessa”, e quindi “(….) in tale contesto la società estera svolge il ruolo di unico gestore del rapporto contrattuale”. 
La commissione tributaria di Latina sembrerebbe quindi sostenere che il CTD che collabora con il bookmaker estero infatti, sia solo un mero centro di raccolta che non soltanto non svolge attività di intermediazione vietata ma non può nemmeno essere considerato soggetto passivo dell’imposta unica.
 Si spera, essendo il giudice tributario di Latina evidentemente caduto in errore, che la sentenza venga impugnata, perché se i punti di raccolta privi delle autorizzazioni contemplate dal nostro ordinamento godranno ancora dell’immunità fiscale, si rischia che anche contro il bando del 2016 i bookmakers continueranno a portare avanti pretestuose battaglie per celare l’aspetto di mera convenienza in virtù del quale sono “esonerati” dal pagare l’imposta unica sui ricavi connessi all’attività di commercializzazione del gioco.

L’altro noto da sciogliere se non si vuole dare il colpo di grazia a questo mercato già in crisi, è quello dei rapporti tra Stato, Regioni e Comuni. Questa spasmodica ricerca di un punto d’equilibrio tra il governo centrale e quello del territorio è stata la causa del fallimento della delega sui giochi (speriamo per ora, ma ci crediamo poco..). Nelle more si rischia che lo Stato affidi a terzi delle concessioni, che però a causa di strumentali politiche restrittive territoriali non possano essere in alcun modo sfruttate ed utilizzate. Nel provvedimento attuativo della Delega, sotto diversi profili, era stata ribadita la necessità di riorganizzare i rapporti nella gestione del gioco pubblico evidenziando come la regolamentazione di giochi e scommesse fosse di esclusivo appannaggio dello Stato.

Qualche passaggio ci deve essere sfuggito, ma sta di fatto che secondo recenti fonti governative la conferenza Stato-Regioni e Comuni si dovrà occupare di gestire il rapporto tra il Governo centrale e quello del Territorio sui giochi. La scelta apparentemente equilibrata rischia l’esito che, come accade nelle migliori tradizioni italiane, la Conferenza – che dovrebbe essere propositiva e mettere a tacere tutte queste inutili chiacchiere tra politicanti locali e nazionali che fanno proclami senza tener conto delle conseguenze – diventi l’ulteriore tavolo di facciata, di quelli che si vedono nei servizi televisivi e che invece di fatto non esistono, che assegnata qualche poltrona “lavorerà” a vuoto per anni con dispendio di risorse umane ed anche erariali senza concludere alcunchè.

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