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Slot, “Illegittima la cancellazione dall’elenco Ries se l’operatore possiede tutti i requisiti”

Il Consiglio di Stato ha sospeso la cancellazione dal "Registro degli Operatori addetti alla raccolta di gioco pubblico mediante apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro (RIES)" disposta dall'Agenzia Dogane e Monopoli a carico di un operatore.

Il Consiglio di Stato, nell'ordinanza di accoglimento dell'appello proposto da un operatore, ha sospeso la pronuncia del Tar Lazio, che aveva confermato la legittimità del provvedimento dell'Amministrazione Dogane e Monopoli (A.D.M.) di cancellazione dall’elenco dei soggetti svolgenti attività funzionale alla raccolta di gioco pubblico mediante apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro (RIES), in quanto “sussiste il pregiudizio grave ed irreparabile dato dalla circostanza che il provvedimento di cancellazione comporta, ai sensi dell’art. 5 del decreto direttoriale del ministero dell’Economia e delle finanze in data 9 settembre 2011, l’impossibilità di ottenere l’iscrizione per un periodo di 5 anni”. I giudici di Palazzo Spada hanno precisato che, con il provvedimento impugnato in primo grado, l’Amministrazione ha disposto la predetta cancellazione dal RIES "senza valutare se il titolo prodotto dall’appellante con la memoria procedimentale sia effettivamente un titolo idoneo ai sensi dell’art. 86 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS)”. Tale omissione, sottolineano i giudici, “sembra non avere tenuto conto che l’art. 5 del decreto direttoriale del ministero dell’Economia e delle finanze fa riferimento, quale requisito per l’iscrizione nell’elenco, all’insussistenza di provvedimenti di cancellazione dall'elenco per perdita dei requisiti che ostino al mantenimento dell'iscrizione". Il citato art. 5, infatti, secondo il Consiglio di Stato, imporrebbe che "la sussistenza del requisito sia valutata con riferimento alla data del provvedimento di cancellazione e non alla data dell’originaria iscrizione, come invece valutato con il provvedimento impugnato in primo grado". Pertanto, concludono i giudici, "l’Amministrazione avrebbe dovuto valutare se il titolo prodotto dall’appellante con la memoria procedimentale costituisca requisito che consenta, quale titolo idoneo, il mantenimento dell’iscrizione per il periodo successivo alla produzione del titolo stesso”.

 

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