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I temi caldi del settore

Dichiarazione dell’Avv. Stefano Sbordoni tratta e pubblicata da Gioconews sulla rivista di Maggio 2018

“Non resta che aspettare mentre gli operatori chiamano noi addetti ai lavori preoccupati e ovviamente interessati. Purtroppo, però, senza un atto governativo – e quindi politico – il bando che deve essere indetto non vedrà la luce”. L’incipit della nostra chiacchierata con Stefano Sbordoni, il più noto legale esperto di gioco pubblico, non è esattamente ottimista. Anzi. In effetti la situazione di stallo ai vertici del Paese è davvero imbarazzante. L’ingovernabilità pronosticata (sembra proprio il caso di dirlo parlando di betting) si è avverata e se dovesse nascere un Governo poco stabile, il settore ne risentirebbe fortemente. Purtroppo si proseguirebbe sulla falsa riga degli ultimi mesi dell’esecutivo Gentiloni e anche degli anni precedenti, in cui il gioco è andato più o meno con lo stesso andamento caracollante tra un mezzo provvedimento e una mezza legge per rattoppare situazioni e distorsioni varie.

Ed è proprio l’ennesimo decreto a spaventare un po’ Stefano Sbordoni: “Il tema caldo di questo momento, più che il bando di gara, è il decreto attuativo dell’intesa della conferenza Stato-Regioni. Un documento che potrebbe essere foriero di brutti scherzi per gli operatori visto che si parla di riorganizzazione totale del gioco in relazione ai territori. Non sono affatto d’accordo che l’intesa raggiunta e ratificata ai sensi dell’art.1, comma 936, della legge 26 dicembre 2105, n. 208 (legge di stabilità 2016) non abbia valore. Sbaglia chi afferma questo, prendendosi la grave responsabilità di delegittimare una legge ed un atto ad essa conseguente”.

Riorganizzazione potrebbe voler dire ancora incertezza se il bando di gara non riuscirà mai ad essere presentato e soprattutto integrato con la nuova disposizione territoriale delle licenze: “Tutte le società che si stanno accorpando con fusioni, acquisizioni e quotazioni, con movimenti societari di alto livello che stanno generando vere e proprie holding nel mondo del gioco, necessitano di titoli validi. In questi anni (e anche recentemente), qualora la situazione non dovesse risolversi, si continuano ad acquistare operazioni dotate di titoli che non hanno un valore vero e proprio. Se sto esercitando un’attività in proroga, domani questa potrebbe non valere nulla perché la relativa concessione potrebbe non essere più mia. Come risolviamo la situazione? La risposta non è semplice. Di sicuro, in questa fase risulta difficile dare un valore ad un titolo concessorio che potrebbe valere zero. E’ un po il problema che hanno avuto quegli operatori magari strutturati ma privi di concessioni e/o licenze, come i c.d. CTD o punto.com, e che invece vorrebbero vendere le loro società”.

Secondo Sbordoni un problema che emerge è anche l’atteggiamento delle società stesse che non stanno avendo un corretto approccio. Almeno alcune di esse: “Le concessionarie non dovrebbero lottare per rimanere così ma per avere finalmente una gara, quella che stiamo aspettando ormai da anni. Forse il problema è che in Italia la classe imprenditoriale ha troppo spesso basato le proprie strategie su incertezze normative e situazioni traballanti. I grandi gruppi ovviamente lo spirito imprenditoriale lo hanno e lo mettono in atto,  ecco perché dovrebbero avere bisogno di dare un valore definito agli asset che hanno comprato. I piccoli non capiscono che possono non avere un futuro. Vale più la guerra fratricida o una programmazione sul medio lungo termine? Chi ne beneficia? Ovviamente qualcuno c’è e sono i soliti: gli operatori esteri illegali e borderline che non hanno bisogno di nulla tanto lavorano lo stesso. Questi operatori fanno lo stesso soldi e non hanno grande interesse nel fare la gara”.

Il valore del titolo concessorio sembra essere centrale nel pensiero dell’avvocato del foro di Roma: “In questi ultimi anni a causa di proroghe e mancato riordino si sono anche create figure nuove, quasi inattaccabili, che ormai sembrano aver superato qualsiasi tipo di regola sempre in attesa del bando di gara. Tutto questo accade sempre perché l’aspetto istituzionale sta passando in secondo piano. Se il valore commerciale di una operazione di gioco lecito fosse diretta conseguenza del titolo allora tutti dovrebbero volerlo quel titolo”.

Siamo partiti dalla conferenza Stato-Regioni ma siamo ancora in attesa del decreto attuativo dell’accordo raggiunto a fatica: “La follia di questi enti locali continua e i loro governanti non capiscono che questa lotta non risolve i problemi del gioco d’azzardo. Continuano ad andare sulle pagine dei giornali e dei ‘giornaletti’ non capendo che questa lotta non porta da nessuna parte. Anzi, crea solo danni. Ma poiché resta un argomento facile per tutti, giudici, politici e demagoghi di tutti i livelli, nessuno ha voglia di abbandonarlo”.

Forse la politica e le amministrazioni locali hanno basato tutto su un grosso fraintendimento? “In un recente scambio di opionioni tra un tecnico del settore e il noto giornalista Gian Antonio Stella, c’è riassunto tutto quello che probabilmente ha generato questo caos: …io capisco le sue ragioni ma cerchi di spiegarsi con parole più facili, se no la gente comune non capisce …disse il giornalista al tecnico. Ecco, la necessità non è far capire la gente, quello che va o non va fatto lo devono capire i tecnici. Le regole del gioco sono argomenti tecnici complessi che devono affrontare gli esperti, appunto, e che vanno trattati con la competenza che meritano, e non messi in mano all’opinione pubblica che non è preparata a poterli capire. A suo tempo Maurizio Ughi (presidente di Obiettivo 2016, indr) in un fuori onda delle Iene, disse che il settore del gioco sulla comunicazione è perdente qualsiasi cosa dica, e questo purtroppo l’abbiamo capito molto bene”.

A questo punto cosa auspicarsi per migliorare questo quadro dipinto a tratti piuttosto forti, marcati da un pessimismo nero e con pochi spruzzi di colore? “Il mio auspicio è che, chicchessia, abbia il coraggio di emanare una norma di riordino di valore nazionale che sia definitiva e basata su criteri logici e di ampio respiro. Ci vuole il coraggio di fare e di risolvere la situazione, stiano tranquilli i politici che nessuno poi gli si rivolterà contro e nessuno perderà voti, se è questo il timore. Sarebbero tutti contenti che questa polemica infinita finisca”.

Finalino con polemica per Stefano Sbordoni: “Qualche operatore dovrebbe fare molta attenzione a come si comporta. Qualcuno potrebbe aver remato contro per convenienza, e questo nei confronti del settore potrebbe essere un gioco pericoloso, qualcosa di estremamente negativo che rischia di ritorcersi contro gli  stessi  che lo hanno praticato ”, conclude sibillino il giurista romano.