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I social games nei social network: nuove frontiere

Con il termine Social netwok si indicano quelle tecnologie e pratiche online che le persone adottano per condividere contenuti testuali, immagini, video e audio; nell’ultimo decennio i Social network hanno rappresentano un cambiamento storico nel mondo della comunicazione interpersonale, tramite condivisione di informazioni e contenuti. Una fusione tra sociologia e tecnologia che trasforma il monologo in dialogo dando luogo ad una divulgazione dell’informazione che rende le persone sia fruitori di contenuti che editori. Il Social netwok più famoso al mondo è sicuramente Facebook, lanciato nel febbraio 2004. La storia la sappiamo, ideato esclusivamente per gli studenti di Harvard, ottenne un successo talmente immediato che venne lanciata anche negli altri atenei del nord america. Oggi in un lasso di tempo che si potrebbe considerare breve è diventato il secondo sito più visitato al mondo, è disponibile in oltre 70 lingue e nell’ottobre 2012 conta circa 1 miliardo di utenti attivi che effettuano l’accesso almeno una volta al mese, classificandosi come primo servizio di rete sociale per numero di utenti attivi. Nel nostro paese, secondo i dati forniti da Facebook e raccolti nell’Osservatorio Facebook, gli utenti italiani nel mese di novembre 2011 sono 21 milioni, di cui 13 milioni si collegano ogni giorno. Numeri impressionanti sicuramente destinati a crescere. Nel Network, oltre alle attività di servizio di rete sociale, si sono andati sviluppando numerosi videogiochi gratuiti (c.d. play for fun) che hanno coinvolto milioni di utenti. Tra questi i più noti sono FarmVille, che ha raggiunto 11 milioni di utenti attivi quasi ogni giorno, Mafia Wars che è arrivato a 5 milioni di utenti, mentre Pet Society è stato classificato come l’applicazione Facebook più popolare nell’aprile 2009. Con questi giochi gli utenti possono divertirsi a costruire intere città, o ad aver cura di una fattoria creare la propria squadra di calcio o addirittura svagarsi con giochi basati su tipologie tipicamente gambling (Casinò game) come: poker Texas Hold’Em, Slot Machine, Bingo e molti altri, totalmente “for fun” almeno in apparenza. Nei social game, rispetto al play for money/ real money, è sufficiente l’apertura di un account su un social network e il consenso alla memorizzazione di una serie di dati personali, per finalità relative al gioco, o di pubblicità da parte di terze parti. Per i social games non è, quindi, richiesta alcuna registrazione separata, identificazione, verifica dell’età (non è necessaria la maggiore età) o autenticazione e sottoscrizione di un contratto di gioco. Si verifica dunque che un gioco come il Poker Texas Hold’Em (for fun), può essere giocato sia come social game, sia come gioco autorizzato online in quanto gioco d’abilità (skill game) o per finalità meramente promozionali.

Questa sottile linea di confine tra i social games e i giochi pubblici autorizzati costituisce un tema già “caldo” nel resto del mondo. Ma l’aggiunta di crediti spendibili nel Network – ed a volte convertibili in denaro – costituisce la vera differenza, che quel sottile confine ha reso quasi impercettibile.

Nell’agosto 2012, poco meno di sei mesi fa, un operatore di gioco del Regno Unito, ha lanciato la prima applicazione di gioco d’azzardo a pagamento su Facebook, “Bingo & Slots Friendzy”. Il servizio è disponibile soltanto per gli adulti del Regno Unito e soggetto alla regolamentazione di gioco del medesimo stato. Come dovrebbe essere classificato quindi? Come gioco online sui social network e non considerato alla stregua degli altri social games?. Un dato è certo, ad oggi i social game non sono oggetto di regolamentazione specifica né a livello comunitario né a livello nazionale.

Gli argomenti che meritano attenzione, forse anche da parte del legislatore, in relazione ai social games sono: a) I comportamenti di gioco problematico: il play for fun potrebbe essere il viatico per coloro che poi si avvicinano a giocare con i soldi veri. Gli operatori di social games potrebbero usare meccanismi di gioco che differiscono da quelli degli operatori di gioco pubblico regolamentato, invogliando al gioco d’azzardo. Sarebbe necessario che anche in questo settore venissero individuate regole trasparenti che abbiano come obiettivo la tutela dei consumatori. Ad esempio nel regolamento del gioco telematico dello Stato di Gibilterra, è specificatamente previsto che i “play for free games” (social game) non offrendo un premio non costituiscono gioco d’azzardo, ma non dovrebbero spingere i minori a partecipare a giochi d’azzardo con soldi veri. Questi giochi “[…] non dovrebbero essere ideati per indurre in errore i giocatori sulle possibilità di vincita, per esempio, usando mappature che producano differenti risultati rispetto ai giochi con denaro”. L’altro aspetto è la verifica dell’età: non sembrerebbe esistere per i social games una procedura sicura relativa alla verificazione dell’età. Alcuni social games prevedono nei loro termini e condizioni di utilizzo un limite di età di 13 anni, ma che risulta molto difficile da verificare, visto che per aprire un account su un social network non è necessario presentare alcun documento d’identità.

In Italia si fa un gran parlare di norme e regolamenti che individuano i pericoli della dipendenza dal gioco (c.d. decreto balduzzi) ma siamo indietro sulla verifica della pubblicità indiretta, e tanto più su alcuni aspetti dei social games che magari sarebbe più sano monitorare, prestando maggiore attenzione ai “gusti” dei consumatori finali, e non a esigenze mediatiche dettate da scelte politiche e di comodo.

L’articolo è stato pubblicato sul sito www.ildomanidellosport.it

Autore dell'articolo Stefano Sbordoni

Leader nel settore Giochi e Scommesse. Sia in Italia che all'estero l’avvocato Stefano Sbordoni e lo Studio Legale Sbordoni sono considerati tra i più affermati e qualificati nel settore del gioco e scommesse.