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L’Accordo

Dopo due anni di attesa è finalmente arrivato l’accordo! Tutti cantano vittoria, molti si dicono delusi. Quello che è certo è che un necessario anzi fisiologico intervento di riordino è stato trasformato in battaglia politica a scapito dei più. Colpa anche degli addetti ai lavori che non sono intervenuti per tempo e non hanno saputo cogliere i primi segnali della querelle. Resta comunque un successo, dato che è stata rispettata una previsione di legge, in assenza della quale (o dietro il cui comodo scudo…) nulla è stato fatto. Ora almeno ci sono le basi per iniziare a rivedere l’assetto normativo del settore, magari migliorandolo e renderlo ove possibile più efficiente.

I propositi, anche buoni, dell’Accordo sono di quelli importanti, vediamone alcuni:

1. Inasprire i controlli contro il gioco illegale, attribuendo competenze specifiche anche agli organi di polizia locale, prevedendo un apposito potere sanzionatorio e l’attribuzione dei relativi proventi ai comuni.

E’ una vecchia storia quella de “l’avevo detto io” ma in questo caso non ci sentiamo proprio di non dirlo. Questo proposito concreta infatti una formula semplice, rispettosa delle competenze ed efficace se ben applicata. Sarebbe un ottimo risultato se in tal modo si riuscisse a debellare la piaga del gioco illegale; ad oggi i vari tentativi (quelli inerenti l’imposta unica maggiorata e i due condoni, ai quali non tutti hanno partecipato, continuando ad invocare una discriminazione che forse non è proprio di pronta soluzione) non hanno avuto l’esito sperato. Il fenomeno si è ridotto, ma ancora è evidente sul territorio, magari non più con reti organizzate e strutturate come qualche anno fa. Per evitare di far nuovamente profilare le reti illegali sotto altre vesti, nomi e modalità e disincentivare il gioco illecito, andrà valutata una riforma della Legge n. 401/89 con inasprimento delle pene. La modifica però non è di competenza del MEF, quindi si dovrebbe individuare lo strumento giuridico adatto.

 2. Offrire l’opportunità agli enti locali, ferma restando la pianificazione che deriverà dall’intesa, di far fronte adeguatamente e con prontezza – d’intesa con l’Agenzia Delle Dogane e dei Monopoli ed i preposti Organi di Magistratura, Polizia e Guardia di Finanza – a situazioni emergenziali di pericolosità sociale del diffondersi di illegalità e disagio connessi al gioco, anche in deroga alle disposizioni previste dall’intesa.

Questo aspetto, connesso al precedente, costituisce un altro passaggio importante a dimostrazione di come il Governo centrale e quello del territorio vogliano contrastare in maniera efficace la deriva illegale. Una nota che vogliamo cogliere è quella del nesso tra illegalità e “situazioni emergenziali di pericolosità sociale…”, punto fondamentale questo, che chi scrive ha sempre sostenuto.  Leggendo i passaggi del testo – portato dal Governo e approvato in conferenza – la variabile a cui ne è legato l’esito è quella della fase di attuazione delle misure. Abbiamo scritto recentemente che necessita ora una competenza diffusa: come faranno altrimenti gli enti territoriali a svolgere questo compito (percepire ad esempio l’effettiva pericolosità di un punto di gioco) non avendo alcuna esperienza del settore? Sarà bene dotarsene al più presto, per non rischiare che questa discrezionalità in capo al governo del territorio generi altro contenzioso, con tutte le conseguenze del caso.

3. Predisporre conseguentemente un sistema strutturato di vigilanza e di controllo dei giochi che colleghi il rispetto delle normative antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche e informatiche; tale sistema deve essere in grado di garantire la «continuità di processo», la condivisione delle informazioni e il coordinamento sulla sicurezza informatica delle reti critiche, funzionali a questo settore.

A questo aspetto, già strutturato nell’attuale corpus del gioco pubblico legalizzato, manca la continuità: gli enti locali, a causa di una vacatio normativa, non sono mai stati interessati a tale processo. Oggi tutte le giocate (lecite) passano per il totalizzatore nazionale, sono registrate; anche sulla normativa antimafia il livello di aggiornamento degli operatori della filiera è accettabile; il sistema dell’antiriciclaggio con le indicazioni entrate in vigore lo scorso luglio ha dato un importante contributo al contrasto del riciclaggio del denaro – proveniente da attività connesse alla criminalità organizzata o comunque illecite – sulla rete terrestre, imponendo specifici controlli ed oneri in capo anche agli esercenti e non più solo al concessionario di riferimento. Ciò si traduce in un riconoscimento di rilevanza del c.d. ultimo miglio (la rete degli esercenti), coloro quindi che dovranno essere gli interlocutori privilegiati della maxi-riforma, a cui è stato dato  input con l’accordo della scorsa settimana. Coloro che sono a diretto contatto con il territorio, appunto, ed ai quali gli Enti locali potranno e dovranno fare riferimento.

Ora più che mai è necessario, per usare le parole del governo, completare l’intervento normativo e di modernizzazione del settore dei giochi. L’intesa infatti non è direttamente applicabile, ma è un documento programmatico che dovrà essere tradotto dal MEF in un apposito decreto ministeriale entro il 31 ottobre 2017. Sarà il decreto a disciplinare in maniera puntuale e specifica le modalità con le quali Regioni ed Enti locali partecipano alla definizione delle regole.

Si spera solo che, mancando ancora la riforma integrale del sistema gioco, il decreto del MEF non finisca per introdurre nuove regole, sanzioni e vincoli, vessatori solo per la rete legale.

Autore dell'articolo Stefano Sbordoni

Leader nel settore Giochi e Scommesse. Sia in Italia che all'estero l’avvocato Stefano Sbordoni e lo Studio Legale Sbordoni sono considerati tra i più affermati e qualificati nel settore del gioco e scommesse.