Questo sito usa i cookies (anche di terze parti) a fini statistici e per migliorare la tua esperienza di navigazione.OKMaggiori informazioni

La rete

È della scorsa settimana la notizia dell’ennesima retata contro le associazioni criminali. Si parla di oltre 30 arresti e – naturalmente (sic) – di coinvolgimenti di qualcuno degli arrestati con il settore dei giochi. Questo sembra essere l’aspetto che più desta interesse nei media. Orbene, a prescindere da tutte le garanzie di legge e dal beneficio del principio, condivisibile o meno, che dice che fino alla condanna definitiva vi sia la presunzione di innocenza, c’è un elemento che non viene mai messo nella dovuta evidenza dalla stampa: se si tratta di gioco illegale, esiste un gioco legale che non merita pubblico ludibrio!

Nella quasi totalità delle operazioni che hanno coinvolto soggetti legati al mondo dei giochi, oltre al legame criminoso che ha permesso di rafforzare le indagini, le attività da questi svolte erano di gioco illecito, illegale, vietato, o come meglio si vuole definire per farlo finalmente comprendere.

Perché, dirà il lettore, ci si vuole soffermare su questo aspetto? A chi scrive da queste pagine risulta di tutta evidenza, mentre a chi scrive altrove purtroppo no. La compressione e la continua delegittimazione del gioco pubblico, lecito, concesso o come meglio aggrada definirlo, attuata inopinatamente e scriteriatamente da una moltitudine di soggetti anche istituzionali o presunti tali, ha prodotto e continua a produrre esattamente quello che leggiamo nelle cronache e che abbiamo sopra riportato: espansione incontrollata di attività criminose.

Perché è chiaro che se delegittimo ciò che è illegale, autorizzo tutti e ripetiamo tutti, ad intraprendere la stessa attività illegalmente!

Quando nel lontano 2003 s’iniziò il percorso di emersione delle attività illecite da gioco, che fino ad allora erano una delle 50 sfumature di grigio che è meglio far finta di non conoscere che perseguire, era proprio questa una delle motivazioni più valide, quella di togliere un polmone di finanziamento al crimine e di portare l’attività comunque effettuata – e di questo non dimentichiamoci mai, si è giocato, si gioca e si giocherò sempre – a beneficio della comunità attraverso la tassazione. Creando una rete legale, fatta di norme, regole, controlli, requisiti, e soprattutto tracciabilità, che diveniva una tela di ragno per l’illegale e per chi criminosamente ne avesse provato a trarre vantaggio. E così è stato.

I risultati sono negli archivi delle forze dell’ordine, ma appaiono invece nelle cronache solo a fini scandalistici e con forti connotati di populismo, senza mai un approfondimento serio. Ci si è scagliati – e si continua- invece proprio contro quello che si è creato, dietro lo schermo labile di contrasto a fenomeni compulsivi di cui nessuno si badi bene nega l’esistenza, ma, che a nostro avviso proprio la contro-rete, quella illegale, alimenta e non permette di individuare, curare, prevenire. Una domanda sorge spontanea, ma prima dell’emersione del gioco grigio nero, quando si contavano 800.000 video poker in funzione da decenni, esistevano i ludopati? Esisteva il GAP? Gliene fregava qualcosa a qualcuno? Le risposte sono di una tristezza infinita.. così come le dichiarazioni che la crisi economica ha incentivato il gioco: invece di rilevare con onestà che il gioco esiste a prescindere e che chi ha causato la crisi economica ne è il responsabile? Noi piuttosto condividiamo le dichiarazioni di chi – seppure rese ora che siamo in campagna elettorale, e il settore dei giochi tra diretti e indiretti conta centinaia di migliaia di addetti, quindi di voti – afferma che il lavoro dell’amministrazione competente è stato ottimo, che si doveva prestare più attenzione alle sanatorie e che le regioni non rispettano gli accordi dell’intesa raggiunta in Conferenza.

Nella seconda tornata informativa l’attenzione è andata alle intercettazioni relative ad un emendamento che avrebbe consentito a questa rete illegale di essere sanata. Orbene, di sanatorie ce ne sono già state due, oltre ad una terza di fatto. E per quanto ci consta non dovute a mazzette, corruzioni e quant’altro, ma scientemente varate con lo scopo di mettere ordine in un mercato caotico e recuperare gettito, addirittura con l’incognita di eventuali non adesioni di soggetti aventi titolo. Ma come si è arrivati a dover varare sanatorie? Tutto nasce da una serie di errori conseguenti l’uno all’altro, commessi negli anni dal 1999 in poi dal legislatore di turno, che hanno causato infiniti contenziosi in ogni sede giurisdizionale competente, sia in Italia che all’estero, in particolar modo in Corte di Giustizia. Una confusione mai vista, che ha consentito operazioni sul territorio di vario genere, e chi ha potuto ne ha largamente approfittato. E le mafie ci si sono fiondate, cosi come hanno fatto – ahimè con molto meno rilievo di stampa – in molte altre situazioni create da eccesso di burocrazia, ed incompetenza, sperando sempre si sia trattato di colpa e non di dolo.

Tutto è perfettibile, ed anche la rete legale necessita di messa a punto, di ammortizzatori ai suoi effetti negativi, di circoscrizione in un ambito di attività più o meno gradite ma permanenti nel tempo, delle quali sia possibile il controllo e soprattutto vi sia consapevolezza. Su questo si è effettivamente iniziato un percorso, che però solo alcuni hanno preso seriamente e molti altri purtroppo hanno strumentalizzato.

Autore dell'articolo Stefano Sbordoni

Leader nel settore Giochi e Scommesse. Sia in Italia che all'estero l’avvocato Stefano Sbordoni e lo Studio Legale Sbordoni sono considerati tra i più affermati e qualificati nel settore del gioco e scommesse.