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La proposta (indecente?)

Sul tavolo della conferenza unificata si sta finalmente affrontando il tema “accordo stato regioni”.

Accordo che si va auspicando fin dalla pubblicazione della finanziaria 2016. Sembra che, alla fine, l’attuale esecutivo abbia trovato la strada “gradita” al governo del territorio : 1) riconoscendo i poteri degli enti locali per il contrasto al GAP con introduzione di un “distanziometro nazionale” 2) proponendo al Parlamento di anticipare al 31 dicembre 2017 la prevista riduzione di almeno il 30 per cento delle Awp, da definire con decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze entro il 30 giugno 2017.

Ecco alcune delle misure da applicare per raggiungere gli obiettivi:

  • eliminazione entro il 31.12.2017 dell’offerta di gioco dai cosiddetti esercizi generalisti secondari (alberghi, esercizi commerciali, edicole, ristoranti, stabilimenti balneari, rifugi alpini, circoli privati, etc);
  • progressiva riduzione fino alla totale eliminazione nell’arco di 3 anni delle Awp nei pubblici esercizi (bar) e nelle rivendite di tabacchi, fatta eccezione per quelli in grado di innalzare il proprio livello qualitativo ottenendo la certificazione di “tipo A”.

L’effetto del provvedimento di anticipazione al 2017 della riduzione di Awp, a cominciare dai generalisti secondari e dai bar e tabacchi, comporta in un anno la riduzione a 264.674 degli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6 a) TULPS. Questo significa togliere definitivamente dal mercato, attraverso un processo di rottamazione, 142.649 macchine così suddivise: circa 125.000 Awp da bar e tabacchi (oggi ne risultano 229.000) e 17.000 dai generalisti secondari.

Al fine di rendere effettiva ed omogenea nel territorio nazionale la riduzione degli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6 lett. a) TULPS, si può prevedere di avviarla a partire dagli esercizi che ne detengono un numero maggiore, e che presentano inadeguate condizioni di agibilità (insufficiente metratura, distanza tra le macchine, eccessiva visibilità dall’esterno, etc.). Contestualmente, a seguito della programmata riduzione degli apparecchi Awp, i punti vendita si ridurranno fino a circa la metà degli attuali. Gli Enti locali avranno la facoltà (come se ora già non lo facessero-ndr):

1) di applicare la distanza per le nuove sale/esercizi, a 150 metri da SerT, scuole e luoghi di culto, misurate in base al percorso pedonale più breve;

2) di stabilire delle fasce orarie quotidiane di interruzione di gioco, la cui somma non potrà superare 6 ore/giorno;

3) di inasprire i controlli contro il gioco illegale, attribuendo competenze specifiche anche agli organi di polizia locale, prevedendo un apposito potere sanzionatorio e l’attribuzione dei relativi proventi ai comuni (il nostro apparato sanzionatorio è già ben individuato: è necessario solo applicarlo in maniera puntuale);

4) di attribuire la necessaria rilevanza a significativi indicatori di rischio, quali a titolo di esempio l’”indice di presenza mafiosa“, l’”indice di organizzazione criminale” (Ioc) e altri indici pertinenti quali quelli utilizzati dall’Istat nel rapporto Bes 2014, sul presupposto che le varie aree del Paese sono sottoposte a differenti profili di rischio di condizionamento e di infiltrazione mafiosa, oltre che della maggiore o minore propensione al gioco compulsivo, alla dipendenza da gioco patologico e a differenti situazioni di tensione o degrado sociale;

5) di introdurre un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse improntato a efficacia ed efficienza, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardanti il gioco d’azzardo; peraltro, la IV direttiva europea antiriciclaggio, in via di attuazione sul piano nazionale, prevede esplicitamente che il settore del gioco d’azzardo sia adeguatamente governato da un’autorità dotata di “poteri di vigilanza rafforzati“.

Purtroppo questa proposta del Governo, sebbene sia apprezzabile il lavoro fatto, non appare condivisibile quantomeno nei presupposti. Errati. Come quello che nel nostro Paese vi siano moltissimi ludopati. Il governo del territorio su questo non è stato affatto efficiente. Non sono stati forniti numeri credibili: la più recente giurisprudenza amministrativa (un po’ in extremis) sta cercando di comprendere se esiste o meno un’emergenza ludopatia (la regione Toscana chiamata a fornire dati in giudizio, è dovuta ricorrere ad uno studio americano, mentre un comune del nord Italia si è semplicemente riferito alla categoria “ludopati del nord Italia”). Si mette a rischio un intero settore senza avere dati scientifici.

Si parla di riduzione drastica di tutti i punti vendita di gioco, che saranno solo di “categoria A”, con una effettiva riduzione di oltre 10.000: ma non si comprende quali punti vendita dovrebbero scomparire, nè come nè dove. Senza prendere atto che nel territorio, sommando le categorie di prodotti, vi sono molti di più di 10.000 punti, e che la domanda (o forse meglio le domande…) se non troverà sofdisfazione nei canali leciti, fluirà inevitabilmente nei canali illeciti.

Autore dell'articolo Stefano Sbordoni

Leader nel settore Giochi e Scommesse. Sia in Italia che all'estero l’avvocato Stefano Sbordoni e lo Studio Legale Sbordoni sono considerati tra i più affermati e qualificati nel settore del gioco e scommesse.